Internet

Oramai è ovunque: www.machicazzosei.com. Se non si parla, anche a sproposito, di Internet ci si sente superati. Si ama, si odia, ma soprattutto catalizza e rinnova tutte le speranze e le paure dell’umanità. Il bello è che la gran parte delle persone non sa nemmeno come funziona; la percezione della rete presso l’opinione pubblica è “come di una televisione che però si vede col computer e che trasmette la pedofilia” (risposta effettivamente sentita in tv).

Internet è semplicemente una serie di computer che parlano la stessa lingua (il linguaggio html), che sono connessi alla linea telefonica e ai quali si può accedere tramite il proprio computer usando il telefono di casa. I computer “trasmittenti” (i server, in linguaggio tecnico) sono soltanto un po’ più potenti del vostro, e sempre accesi. Quindi in teoria chiunque può fare il suo sito e mettere in rete qualsiasi cosa: andatevi a vedere le pagine personali e ci troverete la foto del cane, del fidanzato, la lista degli hobby e così via.

Per trovare qualcosa in Internet devi usare i motori di ricerca, computer potentissimi che sanno cosa c’è nel web e ti forniscono liste di siti contenenti la parola o la frase che ti interessa. Non esiste parola (inglese) che non dia dei risultati: in rete c’è tutto, e di tutto un po’. Naturalmente c’è un sacco di pubblicità, come nella realtà, e un sacco di ciarpame superfluo, proprio come nella vita reale (una prova? Digitare “dentifricio” o “salame” in un motore di ricerca e poi visitare i ridicoli siti delle varie marche, con animazioni della placca dentaria in 3D…). In rete funzionano esattamente le stesse cose che funzionano nella vita reale: sono decenni che si usa il sesso per vendere i prodotti più disparati, perché il sesso è uno degli interessi primari dell’umanità; perché poi scandalizzarsi se in rete c’è molto sesso? C’è anche un sacco di religione: provate a digitare la parola “bible” (bibbia) in un motore di ricerca; vi sputerà milioni di risultati. C’è poi un sacco di scienza, da quella divulgativa a quella incomprensibile (Internet è nata come rete tra i computer delle università, e i loro siti sono tuttora i migliori).

La musica? E’ naturale che la rete, per la sua natura orizzontale, si presti moltissimo ad essere il luogo dei fans, e infatti più che i tiepidi siti delle case discografiche (barzotti, patinati e prevedibili) sono belli i siti dei fan club, animati dallo stesso spirito delle fanzine. La rete è poi lo strumento ideale per diffondere lo shareware, software sviluppato da singoli programmatori che viene messo in rete gratis o con la richiesta di un piccolo pagamento. Insomma Internet è uno strumento che ti permette di ottenere informazioni su qualsiasi cosa, accedendovi in maniera “orizzontale” (da utente ad utente, senza filtri). Il concetto di qualsiasi cosa ovviamente include anche il sesso, la droga e il rock’n’roll, la rivoluzione, la manutenzione delle falciatrici, il sesso coi cavalli, la fisica quantistica e Dio. Esiste quindi sicuramente un problema di tutela dei minori, che però è assai più ampio di Internet, e che riguarda tutta la società: bisogna tutelarli, i minori? Chi dovrebbe farlo? E da cosa?

Personalmente trovo molto più nocivo Vittorio Sgarbi o Aldo Biscardi di Rocco Siffredi o Marylin Manson. Penso che Silvio Berlusconi sia un esempio deleterio per i nostri minori, assai più di John Holmes. Sono d’accordo che su alcune cose (come per esempio il consumo di droghe) andrebbe aspettata la maggiore età, ma non credo che Internet rappresenti realmente un problema così enorme. Certo che un settenne non dovrebbe vedere foto di squartamenti (che escono dagli archivi della polizia e finiscono regolarmente in rete), ma sta ai suoi genitori preservarlo dalla visione di cose che potrebbero disturbargli lo sviluppo (come Maurizio Mosca), certamente non allo Stato. E quando sento qualche fesso di parlamentare (anche di sinistra) dire che Internet andrebbe vietata, mi torna in mente la storia di Mongini, pedofilo italiano che in America voleva comperare un bambino da violentare ed uccidere (e che, scontata la pena, ora è libero). Costui si accordò con un finto venditore (in realtà un poliziotto) usando il telefono. Il caso suscitò giustamente un enorme scalpore, ma nessuno, nemmeno il più imbecille, chiese di chiudere, regolamentare, vietare ai minori o censurare le conversazioni telefoniche.