Uno per uno

Continua mentre scrivo la lunga serie di denunce di donne che raccontano di abusi da parte di uomini potenti, e talvolta famosi. Weinstein naturalmente, l’immondo Savile e Cosby prima di lui, domani chissà. Con l’hastag #metoo sono apparse sui social media diverse testimonianze di donne abusate da maschi potenti. E’ un argomento molto importante, secondo me.

Primo: qualsiasi forma di pressione sessuale indesiderata, cioè dopo un “No” esplicito, è sempre sbagliata. Intendo il linguaggio, gli atteggiamenti e il comportamento. E’ più grave se chi preme è in una posizione di superiorità, dal capoufficio al capo del mondo. Questo vale per tutti, maschi e femmine. Naturalmente c’è una lunga storia di oggettificazione del corpo femminile, quindi vale doppio per gli uomini eterosessuali. Esiste inoltre un allarme sociale giustificato sulle donne: certi uomini le uccidono, altri le violentano, qualcuno le palpeggia contro la loro volontà, c’è chi le fischia per strada, e chi usa la propria posizione di potere per comportarsi male, a volte malissimo. L’ondata di denunce, di dichiarazioni pubbliche, di sdegno, potrebbe indurre qualcuno dei potenti in questione a comportarsi bene, e incoraggiare più donne a denunciare.

Quando dico che certi uomini mobbano, altri fischiano, qualcuno palpeggia, metto insieme comportamenti che hanno una matrice comune, l’abuso verso una donna, ma sono di gravità diversa. Tutti odiosi naturalmente, ma confondere il catcalling stradale e un dirigente molestatore seriale è sbagliato. Devo dirlo? Ovviamente so bene che sono questioni profondamente correlate, e sogno un mondo dove tutto questo non esiste. Ma se chi fischia forse andrebbe solo rieducato, sul potente che abusa non ho dubbi: va messo nella condizione di non nuocere e separato dal resto della società – poi vediamo. In queste settimane ne ho lette di ogni: da donne violentate per anni da produttori, registi e conduttori tv, a “ieri uno mi ha fatto vedere il cazzo al parco, #metoo”. Da un potentissimo insospettabile che scioglieva farmaci ipnotici nei drink per poi abusare di poverette narcotizzate, alla spiacevole “Autocertificazione in caso di scopata occasionale” circolata online, dove si certifica di “darla a titolo gratuito”, e si “rinuncia a denunce per stupro”. Si mescola l’etica sessuale degli anni ’60 (diversa da quella di oggi, per esempio sul tema dell’età del consenso) e il sesso ottenuto coi ricatti; certi atteggiamenti magari sbagliati, ma che esistono da sempre tra i maschi gay, a un potentissimo bastardo che sfonda porte per acchiapparti e scoparti, sapendo di farla franca. Certo che lo stesso problema esiste anche tra gli omosessuali, ma questa è una questione femminile, e farne altro è scorretto e dannoso. Aggiungerei che in molti si sono giustificati con l’Alcool: forse potremmo riflettere tutti sugli effetti collaterali del Negroni.

In questi mesi ho letto con dolore le molte dichiarazioni di donne (postine, attrici famose, impiegate, popstar, ecc.) che hanno raccontato esperienze raccapriccianti, ai giornali e sui social media. Ovviamente so che tra sesso e potere esiste una dinamica, ma quello che queste persone hanno subito non ha niente a che vedere col fascino del potente. E credo che abbiano pure qualcosa da perdere nel condividere la loro brutta storia, in un mondo di merda che non dimentica mai. Quindi il loro coraggio (e in particolare l’ammissione di aver taciuto a lungo per per non aggiungere un danno al grave torto già subito) va premiato, rispettato, ammirato e protetto – da tutti. Da quelli/e che ammiccano, relativizzano e inspiegabilmente criticano, ma anche dall’idea che questa è la volta buona che impalliniamo il maschilismo. Che, ne sono sinceramente convinto, va combattuto e sconfitto. Qui però stiamo parlando di bastardi senza onore che vanno denunciati, giudicati e puniti duramente, e di vite sconvolte da anni di paura e abusi. Usare le loro storie per parlare d’altro, perfino se di argomento correlato, mi sembra proprio brutto.