Stupidità Artificiale

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Percorsi alternativi

Come forse sapete, è in corso un complesso e interessante dibattito sulla cosiddetta Intelligenza Artificiale, o AI. C’è chi ne decanta le virtù, e chi invece mette in guardia dai pericoli, ma su un fatto concordano tutti: l’Intelligenza Artificiale è inevitabile. Magari prima dovremmo metterci d’accordo sul significato di Intelligenza. In rete trovo due definizioni. Wikipedia: “La capacità di affrontare e risolvere con successo situazioni e problemi nuovi o sconosciuti; l’intelligenza pare inoltre identificabile anche come il complesso di tutte quelle facoltà di tipo cognitivo o emotivo che concorrono o concorrerebbero a tale capacità.” Google: “Capacità di attribuire un conveniente significato pratico o concettuale ai vari momenti dell’esperienza e della contingenza.” Mi sembrano ambedue carenti, ma d’altronde la voce di Wikipedia comincia così: “Benché i ricercatori nel campo non ne abbiano ancora dato una definizione ufficiale, l’intelligenza…”

Naturalmente la Rete (Web, Domotica, App, ecc.) è il grande laboratorio nel quale si stanno testando varie forme di AI. Questo ci consente di osservare direttamente l’evoluzione di queste ricerche. Che al momento, a me personalmente sembrano piuttosto indietro. E molte delle grandi pietre miliari dell’AI mi lasciano davvero tiepido. Un computer gioca a scacchi meglio di un umano? Ma va? Non sono particolarmente colpito: in fondo lo chiamavamo Calcolatore, dovrebbe essere il suo mestiere. Il riconoscimento facciale? Forse anche un vitello è in grado di riconoscere le facce. Insomma ecco, non ho mai pensato: “Ma che persona intelligente, riconosce le facce”. Le pubblicità intelligenti su internet? Io cerco delle scarpe, e più tardi un algoritmo mi mostra delle réclame di scarpe: non trovo tracce di intelligenza.

Google dice di essere all’avanguardia nel settore dell’AI. Quindi devo immaginare che Google Maps sia un esempio veritiero dello stato della ricerca. Come sa benissimo chiunque usi il GPS in auto, esiste una categoria di paesetti sperduti diventata trafficatissima da quando esistono i navigatori, che si ostinano a consigliare quella strada, nella realtà un tratturo di merda pieno di curve. In teoria (cioè in metri e velocità massima) sarebbe due minuti più veloce, ma poi ci sono le rotoballe, le pecore, i tornanti, le buche. Uno intelligente cosa farebbe? Un’altra strada. Google Maps però promette una rivoluzione: la strada migliore la impara dagli utenti, con un algoritmo che elabora i tempi di percorrenza ideali. Dunque: per scoprire la strada giusta, Google usa i dati di persone che non la sanno, altrimenti non userebbero Maps. Un trionfo di ignoranza. Tant’è che uno sceglie quella consigliata (io abito fuori mano, e ogni tanto lo uso) e lui risponde: “Il percorso prevede strade non asfaltate: accetti?” Ma sei scemo? Certo che no, io volevo andare al supermercato, non a fare un rally. E non c’è verso di dirgli: “Dammi le indicazioni per fare questa strada”. No, lui vuole soltanto sapere da dove parto e dove voglio arrivare, essendo io un imbecille. Poi ci pensa lui, e la sua Idiozia Artificiale, a farmi percorrere mulattiere immonde – mentre bestemmio l’anima de li mortacci di tutti quelli nominati nell’About di Google Maps.

La cosa irritante non è la carenza di Intelligenza, che è cosa nota. È la boria supponente con la quale lui afferma che una certa strada è la migliore. Siccome poi invece non è vero (salvo a vivere a Minneapolis, che ha solo strade dritte), dovrebbe semplicemente affidarsi alla mia intelligenza, invece di comportarsi come un demente e insistere. Dimostrando ottusità, scarsa capacità di adattamento, supponenza e aspettative da sergente dei film – ma zero intelligenza, per fortuna. Infatti devo dire che concordo con chi diffida dell’AI. Non immagino scenari apocalittici, pur non escludendoli, ma l’idea di delegare il governo del mondo a Google Maps mi sembra pessima. Preferisco ancora l’errore umano al fesso artificiale, che mi manda per le valli credendosi ‘sto cazzo.

PS: L’ultimo paese sotto Pavia, nell’immagine, è evidentemente un luogo di confino per Napoletani che si sono comportati male.