My guitar wants to kill your Mama*

La mia è un’età difficile, per molte ragioni (però poi per altre è più semplice). Una delle difficoltà riguarda proprio la musica. Personalmente mi ritengo assai fortunato; istintivamente, nel corso degli anni, mi sono trovato a apprezzare stili musicali diversi, e il mio gusto si è evoluto nel tempo. Nello stesso pomeriggio, dal mio stereo passano con disinvoltura Maybelle Carter, Maurice Ravel, Chris Kenner e Radial. Ma c’è di più: forse perché non ho mai smesso di cercare cose nuove (o vecchissime), mi manca completamente un ingrediente che invece pare essenziale per i miei coetanei: la nostalgia. Riascoltare la musica della mia adolescenza raramente mi genera l’effetto memoria, e certe canzoni che allora mi sembravano intensissime, oggi mi lasciano perplesso. Come potevo non notare la profonda bruttezza della frase: “Le bionde trecce gli occhi azzurri e poi, le tue calzette rosse, e l’innocenza sulle gote tue, due arance ancor più rosse”? (Le melodie di Battisti restano stratosferiche; i testi di Mogol restano inferiori.)

Purtroppo invece tra i miei coetanei l’effetto nostalgia sembra essere diffusissimo. Un buon esempio è la maledetta ristampa con gli inediti e le foto rare, pensata per nostalgici di mezza età con portafogli e scaffali capienti. Di tutte quelle che ho asoltato, nessuna aggiungeva niente all’esperienza originaria. Nessuna, senza eccezioni, se non cose particolarissime. Non solo, ma se quelle canzoni sono state scartate all’epoca, un motivo c’era (altrimenti, come era d’uso, sarebbero state pubblicate nell’album successivo). Eppure il cinquantenne se ne fotte: quella musica gli ricorda la sua gioventù oramai sfuggita per sempre, e qualsiasi reperto sonoro per lui vale oro (spesso proprio letteralmente). Questo purtroppo lo porta a pensare che quella sia la migliore musica mai prodotta, e che chiunque ne ascolti dell’altra non sa cosa si perde. Non è un’idea nuova. Nella mia infanzia, in Italia, si scontravano duramente due generazioni musicali: quella tradizionale italiana e quella dei giovani cantanti (definiti dispregiativamente “urlatori”). I fan di Claudio Villa e Orietta Berti, paladini di uno stile italico, non si capacitavano che si potesse apprezzare Mina, e non riconoscere l’evidente superiorità dell’immortale “Finché la barca va”.

2016, Bruce Springsteen torna in Italia. Avendo l’età che ho, mi sono ritrovato Facebook inondato di miei coetanei arrapatissimi per l’imminente evento. Avendo l’età che ho, ho evitato di reagire come avrei fatto a vent’anni (cioè sfottendoli: io ho sempre detestato Bruce), ho pensato all’effetto nostalgia e li ho ignorati. Poi è arrivato il concerto, e le immancabili foto: oceano di pelate e capelli grigi che ondeggiavano al ritmo del Boss, una sorta di folle rave geriatrico. Il concerto, da quello che ho letto, è stata la solita messa cantata, con la stessa liturgia e il pubblico che si sgola. Giustamente: loro ci vanno per questo, e se il Boss per una volta invitasse un maschio a ballare con lui sul palco, sarebbero delusi. Un pochino li compiango, ma in fondo sono affari loro.

Se non fosse che nelle foto si distinguevano chiaramente decine, forse centinaia, di bambini (molti dormienti, benché in decima fila). Ecco: questo mi sembra davvero un terribile segnale (non l’unico) di una pedagogia miope, e di una scarsa comprensione di come si forma il gusto musicale. Uno dei motivi per cui amavo King Crimson, David Bowie e poi i Clash, era proprio che non assomigliavano alla musica dei miei genitori, e mi consentivano di definire me stesso (e i miei simili) nella differenza. Se qualcuno a 10 anni (l’anno di Woodstock) mi avesse portato a vedere Claudio Villa (il Boss di Trastevere) l’avrei schifato per sempre, o avrei dormito. Invece, per ragioni che mi sfuggono, alcuni miei coetanei spiegano ai propri figli cosa vale davvero la pena di ascoltare, in casa pontificano sul passato e disprezzano il presente. Una cosa però mi consola: è ovvio che stanno crescendo una generazione la cui musica probabilmente li seppellirà.

*Frank Zappa

One thought on “My guitar wants to kill your Mama*

  1. mha! guardando i miei coetanei con figli adolescenti non vedo conflitto generazionale, non so se sia un bene o un male, ma é tanto più strano perchè – senza scomodare edipo – si é allargato il gap, intendo dire che se la differenza tra me e mia madre era di 18 anni ora non si scodellano figli prima dei 30 ( e a ragione ).
    ma volevo dirti altro: ho visto un docu sulla recente attività concertistica di springsteen e l’ audience non era solo l’ oceano di teste pelate e brizzolate che descrivi ma quasi tutti avevano i tappi fonoassorbenti nelle orecchie. ringrazio il regista per non aver inquadrato i punti-mescita dove si serviva birra analcolica…

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