La sindrome di Pulcinella

Trovo l’espressione “Il segreto del successo” davvero terribile. Sono quelle frasi fatte delle quali siamo prigionieri e di cui è davvero difficilissimo liberarsi. Lo è per noi gente qualsiasi, ma cento volte di più per i media generalisti che di queste espressioni vivono. Un buon esempio è la parola Arsenale, che vuol dire “insediamento adibito alla costruzione, alla riparazione, all’immagazzinamento e alla fornitura delle armi e delle munizioni.” Quindi se scrivere “nel suo armadio è stato rinvenuto un arsenale di tre pistole” è soltanto impreciso e lievemente tonto, dire “al momento del fermo aveva addosso un arsenale” suggerisce una scena possibile soltanto nei cartoni animati di Wile Coyote, o nella testa di qualcuno che scrive o parla male. E, come dice Fumo a proposito di Don Giussani, chi parla male pensa male. “Il segreto del successo” sta nella stessa zona, ma con un’importante differenza. Se infatti il caso dell’arsenale possiamo definirlo approssimazione, il segreto contiene un baccello di pensiero ripugnante che vorrei mettere in evidenza. Se cerco su Google il tema è caldo, e molti sostengono di conoscere il segreto del successo, proprio o altrui: dagli attori ai personaggi televisivi, dagli sportivi ai manager passando per premi Nobel, cantanti, businessman, faccendieri e parrucchiere.

Dividerei questi segreti in tre grandi categorie, l’ovvio, l’imbarazzante e il sublime. Naturalmente nei media sono i primi a farla da padrone: tra questo tipo di segreti spiccano gli studi, il duro lavoro, l’ambizione, la tenacia… una noia senza fine. E non si scappa: molti di quelli che hanno successo (anche relativo, perfino brevissimo) poi vanno da Marzullo e gli confidano questi specialissimi segreti. Intendiamoci: si tratta certamente di ragioni di successo, ma non mi sembrano dei segreti bensì delle ovvietà.

Del secondo tipo di segreti del successo ce ne sono di palesi e di inconfessabili. Qual è il segreto del successo di Alberto Angela, o di Renzo Bossi? La tenacia o l’ambizione? Ovviamente no. E Gigi Marzullo non li metterebbe mai in imbarazzo facendo loro questa domanda. Si sa qual è, e basta. Questo vale anche per il segreto del successo di molti vip della tv, come quello di Belen Rodriguez: il regista non manca mai di inquadrarlo, a volte in primissimo piano, anche in fascia protetta. Di altri personaggi invece la risposta è quasi sconosciuta, o comunque non pubblica: qual è il segreto del successo di Provenzano? Qualcuno ha provato a scoprirlo, ma si tratta di un segreto davvero ben custodito, un segreto come Cristo comanda, e non penso che Binnu un giorno lo confiderà a Gigi. Questo vale per tutti i veri segreti del successo: non si possono svelare, altrimenti che segreti sarebbero?

Credo che l’espressione “Il segreto del successo” originariamente si applicasse soltanto ai segreti sublimi, che di solito sono falsi ma almeno insegnano qualcosa di utile. Omero narra del Cavallo di Troia, il segreto del successo dei Greci. Si dice che il bluesman Robert Johnson sia diventato bravissimo in breve tempo perché ha venduto l’anima al demonio. Ecco due storie di successo interessanti, non banali e che suggeriscono due opzioni, l’inganno assassino e il commercio satanico, praticabili da chiunque.

Perché il segreto del successo mi disturba? Perché suggerisce l’idea che esista. Quindi che mi sbatto a fare? Basta conoscere il segreto e il gioco è fatto. Invece questo segreto non c’è. Ci sono cose noiose come il duro lavoro, la tenacia, la sensibilità, il trovarsi al posto giusto al momento giusto e, in Italia, alcune altre variabili: avere un cognome altisonante, ciucciare la mazza al capo, accanirsi sui perdenti, associarsi con la malavita organizzata, adulare i potenti, ecc. Secondo me non è bello, ma per certi è meglio che farsi il mazzo, e per qualcuno è l’unico modo.

(Nella foto: Robert Johnson)

(MIlle grazie ai lettori di Rumore che mi hanno scritto per segnalarmi una bestialità formale contenuta in questo articolo, qui eliminata)

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