Come stanno davvero i fatti: intervista ai 99 Posse

(testata: Rolling Stone)

Il Crack, che ha portato Luca (‘O Zulù) a un passo dalla morte. L’Eroina, che ha condotto Massimo (JRM) a un passo dalla galera. Quasi fosse una seduta psicoanalitica, voce e basso dei 99 Posse raccontano a “RS” tutta la verità sui loro anni bui. Ora che è tornata la luce.

Conosco molto bene i 99 Posse, di gran lunga troppo per scrivere un articolo obiettivo su di loro: avendo prodotto circa vent’anni fa il loro primo album Curre curre guagliò (realizzato perlopiù in casa loro alla Pignasecca a Napoli), posso dire di conoscerli da sempre. Anche intervistarli forse imbarazzerebbe un po’ sia loro che me, sebbene di argomenti ce ne sarebbero: il nuovo album Cattivi Guagliuni, i molti progetti realizzati dai vari componenti nei dieci anni di pausa, il recente riacutizzarsi del conflitto sociale in Italia e altrove, da sempre uno dei temi portanti del loro lavoro. Ma questa intervista nasce da un pensiero diverso; andando su Wikipedia, alla voce 99 Posse si legge tra l’altro: “Il cantante Luca Persico (‘O Zulù) nel 2010 ha dichiarato di aver lottato per 4 anni contro la dipendenza da crack che l’aveva quasi ucciso. Sempre nel 2010 il bassista del gruppo Massimo Jovine (JRM) viene arrestato a Scampia per possesso di eroina e condannato ad 1 anno e 4 mesi di reclusione.”

foto di Chiara Mirelli, clicca per ingrandirla

Naturalmente sapevo dei consumi di Luca e Massimo da parecchio tempo. Con Luca, che ha abitato nella mia città per diversi anni, non solo ne abbiamo parlato a lungo ma, durante i miei goffi tentativi di fargli quantomeno alleggerire la dieta chimica, l’abbiamo fatto senza pudore e moralismo – cercando davvero di capirci e di capire questa questione. Che non riguarda solo Zulù o Morgan, ma una grande quantità di persone famose o meno. Con questo spirito, e data la notorietà dei fatti (perdonate il bisticcio), ci è sembrata una buona idea quella di estendere queste riflessioni anche a voi. Come sappiamo quello delle dipendenze è un fenomeno molto diffuso, che fa scalpore nei pochi casi in cui emerge, e sul quale spesso si parla per sentito dire, o seguendo un copione di pentimento, sanzione sociale e redenzione che non aiuta affatto a capire la natura del problema. Quello che segue è un dialogo a tre (è difficile definirla una chiacchierata: quasi tre ore di registrazione, del quale questo è un estratto) con Luca e Massimo nel quale si cerca di spiegare, con meno reticenze possibile, come sono andate le cose – e come stanno.

SM: Come state in questo momento?

M: Ho qualche strascico medico, ma in generale sto bene.

L: Benissimo, una favola. Ho una moglie, tre cani, un nuovo album, l’etichetta, l’agenzia (questo è il primo album veramente autoprodotto dei 99, ndr) e sto per andare in tour. Devo solo perdere altri 10 chili.

SM: Sì, ma tu sei un mago degli effetti speciali. Lo vedo che stai meglio ma…

L: Sono pulito da tre anni. O meglio: nel 2008 ho capito esattamente come stavano le cose, e ho iniziato un percorso di recupero del quale il non farsi è una parte importante, ma non esclusiva. Ho chiesto aiuto, prima a uno psichiatra e poi frequentando degli incontri organizzati da una comunità. Ma c’è molto altro: per esempio ho cominciato a viaggiare, cosa impossibile con una dipendenza di quel genere. Diciamo che riscoprire il piacere di tutto il resto aiuta a mettere in prospettiva quello che ti danno le sostanze.

SM: La tua è una storia lunga e articolata di frequentazione con la Cocaina.

L: Io ho avuto due tossicodipendenze. La prima quand’ero proprio giovane e pippavo abbestia, e in quel caso posso dire che la Cocaina mi ha fregato: mi faceva sentire onnipotente. L’escalation è stata veloce: prima pippavo, poi me la sparavo (endovena, ndr), poi la mescolavo con l’Eroina; nel ’98 ho avuto un’overdose di Coca, Eroina e Alcol e ci sono quasi rimasto. A quel punto ho smesso e cambiato vita, città, frequentazioni, tutto. Per cinque anni sono stato tranquillo, ma era una calma un po’ innaturale, se n’erano accorti tutti, perfino i miei familiari. Mi ero auto-sedato, ma senza sedativi. Naturalmente mi sentivo in colpa per il mio comportamento da tossico: verso il gruppo, la mia famiglia, la mia fidanzata, il mondo. Tutto questo ha generato una specie di implosione: nel 2001 abbiamo messo i 99 Posse in stand-by, io ho iniziato a lavorare su altri progetti (le varie incarnazioni di Al Mukawama con Papa J, ndr) finché, nel 2003, ho incontrato il Crack. Non ho capito subito il suo effetto, ma quando è successo ho anche realizzato che ci stavo già dentro fino al collo. Ma stavolta non mi ha fregato lui, ci sono cascato volutamente. L’effetto del Crack è un mix di quello della Cocaina e dell’Eroina: ti fà l’effetto della prima, ma ti dà anche la calma e rilassatezza della seconda. Per me era la droga perfetta, che finalmente mi faceva stare in pace, in un momento in cui il resto non mi dava soddisfazioni. Nei primi anni ho cercato alcune volte di smettere, con scarsi risultati: la verità è che non volevo. Ero perfino stufo di cercare di sembrare lucido sul palco o con gli amici, fallendo miseramente. Poi ho iniziato a far saltare delle date, mettendo nei guai la produzione del tour, insomma a fare dei danni seri per via dei consumi pesanti. Allora mi sono dato una regola: starmene a casa, invece di imporre agli altri la mia fattanza.

SM: Di che consumi parliamo?

L: Fino a venti grammi di Cocaina fumata al giorno, nei periodi tosti. In quella fase due grammi al giorno erano un successone, voleva dire essere lucidi.

SM: A Napoli?

L: Sì: lì il mercato è molto diverso. Io non ho mai mandato nessuno a comprarmi la Coca. Andavo io alla “base” super-militarizzata a Secondigliano a fare la fila – tossico tra i tossici, spendendo fino a 500 euro al giorno. Penso di essere l’unico ad aver avuto Crack a credito dalla Camorra.

SM: Però a differenza di Lou Reed negli anni d’oro, voi prendete posizioni politiche, proclamate l’ingiustizia del mondo, siete gettonatissimi dai sound system dei cortei, insomma non siete esattamente alfieri di un messaggio di perdizione stile Sex, Drugs & Rock’n’roll…

L: Magari non si è capito, ma la mia idea originaria era di stare dalla parte dei soggetti che sono al di fuori del “quadro politico”. Io vengo dalla provincia di Napoli, quindi all’inizio il mio obiettivo era di rappresentare delle realtà discriminate da tutti: gli Zulù, che a Napoli sono quelli della provincia, gli ultimi, il sottoproletariato, i drogati, gli emarginati… Tutta gente per la quale provo una simpatia istintiva fin da piccolo. E quando racconto le loro storie non le ho lette sui giornali, è il mio vissuto quotidiano. E’ la mia gente, sono cresciuto con loro e, benché io sia un privilegiato, mi sono sempre sentito in dovere di parlare anche per loro. Tra questi c’è anche chi sbaglia, e io sbaglio insieme a loro.

M: E’ il fascino della strada, di quella vita e di quelle situazioni. Per strada incontri di tutto.

L: Poi, a un certo momento, il controllo ha iniziato a sfuggirmi di mano, spesso mi si attribuivano affermazioni o comportamenti che non erano i miei. Alla fine vivevo due personalità: sul palco o nelle interviste ero Zulù, ma nella vita reale ero Luca Persico, e mi piaceva la Playstation, uscire con la mia donna, la droga, ecc.

SM: Massimo, secondo te è così?

M: Sai, quando hai 20, 21 anni e vedi la gente reagire così intensamente, li senti gridare “Zulù, sei grande”, è facile che poi ci credi. Però voglio anche dire che ho sempre inteso i nostri testi come esortazioni, suggerimenti rivolti anche a noi stessi, non delle prediche dall’alto.

L: Non mi è mai andato giù il fatto che Giuvann’ di Avellino, il mio leader politico di Officina 99 (Il centro sociale in cui è nato il gruppo), venisse denunciato per aver detto esattamente le stesse cose per le quali io ricevevo applausi e denaro. Non riesco a farci i conti ancora oggi. Quando l’aspetto Pop ha preso il sopravvento, anche per la scelta di far arrivare il messaggio a più persone, questo disagio si è intensificato; quando hai una perplessità fortissima su quello che stai facendo, l’hai scelto ma non riesci a fare davvero tua questa scelta, vivi una situazione paradossale di disagio e insieme piacere: vendi tanti dischi, ti pare di stare facendo bene, tutti ti approvano ma c’è qualcosa che non va. In questa discrepanza si insinuano i consumi compulsivi tra cui la droga. Quando stai bene, la droga non è un problema: la prendi, la lasci, hai altro da fare, altri piaceri. Almeno per me, tutte le volte che ho iniziato a fissarmi sulle droghe, e a sostituirle alla realtà, col senno di poi ho capito che succedeva in momenti di disagio e di insoddisfazione. Siccome tra le varie cose della vita ci sono anche le droghe, che danno un piacere in qualche modo garantito, finisce che invece di farti una volta ogni tanto, perché nel resto del tempo hai cose bellissime da fare, lentamente sostituisci gli interessi, cambi le priorità e poi ti ritrovi come me: chiuso in casa, senza più niente e nessuno, con gli imbecilli che ti sfottono su Internet.

SM: E ci sei cascato.

L: Non esattamente. Ho capito che conciliare il Crack e una vita lavorativa come la mia era impossibile – e ho scelto la droga. Il mio ragionamento era: spendo dei soldi per stare fatto, che senso avrebbe passare gran parte del mio tempo cercando di sembrare lucido? Quindi mi sono chiuso in casa e ho tentato di uccidere lo Zulù. Ho dovuto toccare il fondo, perdere tutti. Avevo molti privilegi: fan, amici, ospitalità, autorevolezza. Ho perso tutto, sono rimasto solo col Crack, e davanti avevo soltanto porte chiuse. Allora mi è venuto voglia di riaprirle, anche a seguito di un paio di episodi che mi hanno toccato. Cose piccole ma importanti, tra cui un video agghiacciante apparso su Youtube. Si intitola 99 Posse: la morte di un mito e contiene uno slide show di mie fotografie: la storia della mia vita, con sotto “Vivere” di Vasco. Praticamente il mio epitaffio. Io però, essendo magari assai malmesso ma ancora in vita, ci sono rimasto di merda, anche se in effetti era un atto di amore: “Vivere” è una bellissima canzone, e con quelle foto ti faceva venire voglia di piangere. Solo che si piangono i morti, e io in effetti a un certo punto avevo davvero detto: “Me ne voglio andare, non voglio sapere più niente.” Questi segni, e la consapevolezza di essere all’ultima spiaggia, nel 2008 mi hanno svegliato. Mi sono rivolto a Stefano Vecchio (psichiatra, Direttore del Dipartimento Dipendenze della ASL Napoli Centro) che è anche un compagno.

SM: Lo vedi ancora?

L: Ci sentiamo spesso, l’ho visto l’ultima volta circa quattro mesi fa. Attraverso di lui ho scoperto la comunità La Rupe di Bologna, i cui operatori si sono inventati un’iniziativa chiamata Weekend fuori dalle righe, per coinvolgere anche chi consuma, oltre a chi sta facendo un percorso per smettere. E’ un’ottima e rara occasione per parlare di droga con persone che sanno di cosa si parla. Ci sono già andato diverse volte.

SM: Si, ma nel frattempo come hai smesso effettivamente?

L: Ho deciso di farlo. Sono andato dallo psichiatra e gli ho detto: “Non mi voglio drogare più”. Lui mi ha risposto: “Vai a casa, se vuoi drogati ma stanotte dormi, che è già un buon risultato. Quando ti svegli richiamami.” In circa tre mesi ho ridotto fino quasi a zero: lo rifacevo ogni tanto giusto per capire i motivi di questa invincibile attrazione verso il Crack. Un processo che mi è stato molto utile per capire il meccanismo. La chiave per non rimanerci infatti è proprio imparare a controllare quel meccanismo.

SM: Massimo, la tua è una storia diversa a partire dalla sostanza – l’Eroina.

M: Che però sono quasi sempre riuscito a controllare bene. A differenza degli altri del gruppo io vengo dalla scena Punk, dove certi consumi sono sempre stati diffusi: Zitoxil, Rohypnol, Plegine, Speed, Acidi… La mia fortuna è che detesto la figura del tossico (che a Napoli è una sorta di elemento del paesaggio sociale, ndr), quindi ho sempre cercato di non cadere in quel cliché, pur avendo ogni tanto dei problemi di “rota”: sniffavo e non bucavo, cercavo di non farlo ogni giorno, insomma era quasi sempre tutto sotto controllo. Durante la pausa coi 99 (iniziata nel 2001, ndr) lavoravo, avevo aperto alcuni locali: il Mutiny, poi Rising Mutiny a Napoli, e a Roma il Rising Love. Per sei anni non ho mai visto il sole, e in questa fase i consumi sono lentamente aumentati. Poi a aprile 2010 è successo il fattaccio. Vado a comprare due grammi alla “base” a Secondigliano, lasciando perfino la macchina parcheggiata fuori dalla porta, e nel corso dello scambio arrivano i Carabinieri. Io ero convalescente da una frattura alla gamba e non potevo correre, come hanno invece fatto le centinaia di tossici presenti. Ho buttato i miei due grammi nel giardino e mi sono lentamente avviato verso l’uscita. M’hanno beccato vicino alla macchina, e mi hanno arrestato immediatamente. Al processo per direttissima mi hanno attribuito tutta la droga trovata per terra, 13 grammi di sostanze varie tra cui Cocaina, che non uso, mentre io ho raccontato esattamente quello che sto dicendo a te. Il sostituto Woodcock (“Lo starfucker!” escama Luca) ha chiesto 3 anni e 8 mesi per spaccio, insomma sarei finito dentro. Invece sono stato condannato a 16 mesi, e sto aspettando il processo di appello. Io ammetto il mio consumo, quasi sempre saltuario, ma certamente non lo spaccio.

L: Di solito viene preso proprio il consumatore occasionale: quello esperto conosce tutte le vie di fuga, sa come nascondersi e, a volte, diventare quasi invisibile.

SM: Certo dev’essere curioso, e magari a volte anche spiacevole, andare a comprarsi della droga per strada essendo delle celebrità.

M: Io avrei potuto tranquillamente chiedere a qualcuno di andarci per me, di portarmela a casa. Ma innanzitutto non si fa rischiare la galera a qualcuno per te, e poi insomma: io non spaccio, saranno pure cazzi miei se ogni tanto consumo? Per la legge io non esisto: ci sono i tossici abituali, iscritti al SERT, e gli spacciatori.

SM: Adesso siete puliti, direi. Avete sviluppato altre dipendenze? Avete avuto degli strascichi fisici? Prendete farmaci?

M: Sono otto mesi che non tocco niente. Purtroppo ho alcuni problemi di salute anche legati ai miei consumi, oltre che a uno stile di vita scombinato: a volte magari stai anche 5 giorni senza mangiare. Ma ora sono pulitissimo, e poi sta per partire il tour, quindi devo rimanerci.

L: Io già sono uno che tende alle dipendenze; ho preferito evitare di aggiungerne anche una da farmaci. Fumo le sigarette, che non avevo mai fumato, oltre naturalmente alle Canne. Ho preso molto peso e quindi faccio la cyclette almeno mezz’ora al giorno. Ho anche avuto l’Epatite C, che ho eliminato utilizzando l’Interferone. Adesso dovrei essere pulito. Anzi, quando vado a fare il check-up il medico si incazza sempre, dice che non può essere, che non me lo merito…

One thought on “Come stanno davvero i fatti: intervista ai 99 Posse

  1. gente da galera, che canta l’odio verso le forze dell’ordine
    e poi si vanno a comprare “La roba” dalla camorra a secondigliano.
    A più di 40 anni sono ancora dei ragazzini, invece di cercare di migliorarsi e di dare una svolta alle loro vite stanno ancora la.
    Io in 10 anni sono uscito dalla dipendenza e ora gestisco una piccola azienda agricola.
    Questi stanno ancora a farsi le pere pure se c’hanno figli.
    RIDICOLI E IMBARAZZANTI !!!
    e poi se la prendono con Salvini, che pure è un coglione !!!
    ANDATE A FARVI UNA PERA, FALLITI !!!

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