Capelli

Mi scrive Andrea: “Sono arrivato ad una fase dove le buche nel cuoio capelluto diventano “piazzali” difficili da coprire. Volevo sapere come hai reagito a tale inconveniente e come si impara a fregarsene! Come ci si convive quotidianamente, continuando a camminare a testa alta; io dal nervoso evito specchi e non dormo!… Forse e’ più facile parlare con degli “sconosciuti” di argomenti minimi, ma che in realtà non lo sono affatto; invece dei conoscenti che non ti ascoltano perché in testa hanno una jungla (di capelli). Lo dovevo dire a qualcuno per sfogarmi.”.

Perdere i capelli è una cosa sgradevole e antipatica; ha tutto il sapore dell’ingiustizia cosmica (“Cazzo: ma perché proprio a me?”), si vede di brutto (ce l’hai lassù in cima bene in vista, come la lucerna di un faro) e non c’è quindi modo di scordarsene (Andrea evita gli specchi, io invece indugiavo delle ore nella contemplazione del disastro, ponderando con dolore ogni centimetro prematuramente defoliato). Inoltre senza capelli si è più brutti, tranne in rarissimi casi (per accertarsene basta procurarsi una foto di Yul Brinner o di Telly Savalas coi capelli). Insomma è un pacco totale.

Il rimedio principe alla calvizie, il più economico e diffuso è il riporto, nelle sue varie forme. Si va da complessi sistemi di micro-riporti coordinati (atti a coprire il diradamento) al “cofano”, che si ottiene pettinando i capelli di un lato (lasciati opportunamente più lunghi) nella direzione del lato opposto per formare appunto un cofano di pelo che dovrebbe coprire la cupola vuota, fino al sublime “turbante”, ottenuto lasciando crescere tutti i pochi capelli rimasti per poi arrotolarseli sul cranio con l’ausilio di lacca o gel. Perfino Andrea confessa di aver cercato di coprire i piazzali. Il riporto ha però un difetto piuttosto grave: si vede. Che non è poco, anzi, a mio modesto avviso peggiora le cose. Infatti se mostri il crudo danno con orgoglio sei uno che affronta il proprio destino a testa alta; invece col riporto sei uno sfigato che non ci sta dentro e che vorrebbe essere qualcun altro: uno coi capelli.

C’è poi chi non ci sta veramente più dentro e si rivolge ad un centro specializzato (vi capita mai di guardarli la notte sulle tv private? Ti fanno vedere uno orrendo, che poverino tra l’altro è anche pelato. Poi te lo mostrano dopo la cura, sempre inenarrabilmente inguardabile – però coi capelli). Ora, io non m’intendo di trapianti, parrucchini, infoltimenti e via dicendo, quindi non mi permetto di giudicare. Faccio solo un’osservazione: neanche quelli coi soldi riescono a farsi un effetto speciale credibile sulla pelata. Perfino Berlusconi, che avrebbe i mezzi, non ha trovato di meglio che tingersi di marrone il cranio, come mi pare di aver notato in tv l’altra sera. Quindi possiamo affermare che una soluzione non c’è: chi è calvo resta calvo, si vede, fa cacare e basta.

Personalmente ero riccio e capellone, alcuni millenni fa. Poi se ne sono andati – rapidamente e inesorabilmente. Per fortuna me li rado a zero, e così soffro un po’ meno. Certe volte però, quando vedo quelli che in testa hanno una jungla (di capelli) mi rode un po’ il culo. Che ci si può fare? Niente, direi. Bisogna rassegnarsi e andare avanti, subendo gli sfottò di quelli coi capelli (che però non dovrebbero sentirsi avvantaggiati con le donne, che sono sveglie e vanno ben oltre i capelli), l’umiliazione delle pubblicità dello shampoo (popolate da bastardi coi capelli bellissimi) e l’orrore senza fine dei video di heavy metal. Con un piccolissimo vantaggio sui capelluti: noi lo sappiamo già che la vita fa schifo, e quando ci verrà la pappagorgia, la panza o le vene varicose sapremo accettarle con più decoro… insomma, caro Andrea, una vera merda.