Music Plus One

All’inizio erano i costosissimi Music Minus One, album di Jazz o di Classica mixati senza uno degli strumenti: per moltissimi musicisti erano (e restano) l’unico sistema per fare musica d’insieme pur essendo da soli. E l’idea è inebriante: avere a propria disposizione una band, o addirittura un’orchestra, sempre disponibile a ricominciare da qualsiasi punto tutte le volte che si vuole, a qualsiasi ora. Era l’inizio di una vicenda davvero piena di possibilità: l’apprendimento della musica attraverso le tecnologie. E puntualmente ogni nuovo formato di riproduzione giunto sul mercato ha avuto la sua proposta di tutorial musicali: CD, Vhs, Cd rom, Dvd; perfino Internet promette di insegnarci la musica, naturalmente in Mp3. L’idea è giustissima: non riesco a immaginare un sistema migliore del computer per insegnare qualcosa di complicato (e magari sonoro e tecnologico): può parlare, suonare, mostrare foto e video, e ingrandire, rallentare, ripetere, copiare e incollare. E poi, attaccandoci uno strumento, c’è l’opzione dell’apprendimento interattivo, del feed back immediato e dei Minus One infiniti. Un bell’esempio di software per lo studio e l’analisi è Amazing Slow Downer (ronimusic.com), in grado di cambiare altezza e velocità (indipendentemente) a qualsiasi file audio, anche da CD.

Ma la manipolazione della musica attraverso la tecnologia non è limitata all’apprendimento di strumenti musicali, elettronici o meno; in questo campo siamo ancora alla preistoria. Antefatto: nella seconda metà degli anni ’90 è uscita una serie di DVD intitolata Classic Albums in cui si analizzano (anche tecnicamente, spesso riascoltando le singole piste dei master originali) degli album leggendari nella storia della musica, da Electric Ladyland a Nevermind, fino a The Dark Side of the Moon, Who’s Next, Aja (Steely Dan) e perfino, per me inspiegabilmente, Face Value di Phil Collins e Stars dei Simply Red. Sono oltre 40 titoli, segno di un notevole successo. E va detto che essendo appassionati di Steely Dan, sentire le singole piste di Josie aperte da Walter Becker medesimo dà un certo brivido.

Nel 2006 una bella fetta di musica è fatta col Computer, e poi mixata (e quindi chiusa) per la distribuzione al pubblico. Ma oggi la tecnologia ci consentirebbe di avere ambedue le opzioni: un CD (o un file) contenente la versione finita dell’autore, quella che abbiamo oggi e che soddisferebbe la gran parte degli acquirenti, ma anche i singoli elementi, le tracce, già pronte per essere analizzate, rimaneggiate e personalizzate dagli utenti finali. Non sarebbe una novità: del Bolero posso comprare la partitura per orchestra e eseguire le singole parti: questo sarebbe l’equivalente nella musica elettronica. D’altronde la gente già lo fa: basta farsi un giro in rete per trovare milioni di remix non autorizzati (fatti ripulendo le voci con l’equalizzatore e poi ricontestualizzandole) e di mash up (musica fatta interpolando due o più canzoni), spesso notevolissimi. Da questo punto di vista il software più lungimirante è di sicuro Reason, che già dalla versione 1.0 (1999) prevede la possibilità di salvare un brano completo di suoni e campionamenti, rendendo così possibile la distribuzione di un singolo file ascoltabile in originale, ma anche immediatamente manipolabile dagli utenti. Ecco un futuro possibile della musica: finita, ma volendo ulteriormente rifinibile; perfetta ma ancora perfettibile – come tutte le cose umane del mondo.