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29: Specchio delle loro brame

Se è vero, come penso io, che l’auto-pornografia ha sempre più tratti in comune con il rock’n’roll, allora uno dei più salienti riguarda le controversie e le problematiche sollevate da questo genere di espressione umana. Prendete MySpace o FaceBook: uno dei loro principali problemi è come arginare questa ondata di immagini. È noto che ambedue i social network si sono dotati di task force anti-tetta, rendendo le cancellazioni (sia di immagini sia di account, per ripetute infrazioni) molto frequenti e, naturalmente, queste foto «proibite» assai attraenti. Se il gioco di guardare e postare immagini diventa così clandestino è ancora più divertente, soprattutto per le ultimissime generazioni, per le quali il confine tra Flickr e YouPorn è sottile e la cancellazione di una foto da MySpace è l’unica sanzione in un universo apparentemente ultralibero come la rete.

Postarsi nudi sta diventando molto cool. Non sorprende: le star della vecchia scuola, da Madonna a Paris Hilton, lo sapevano da anni. Adesso questa forma di narcisismo planetario sta diventando di massa, specialmente tra i giovanissimi. Con alcuni effetti collaterali bizzarri: se un adulto scarica, o anche solo guarda, l’immagine di un/una minorenne poco vestito/a su internet, rischia l’incriminazione per possesso di materiale pedo-pornografico; ma se a guardare quell’immagine è un coetaneo del soggetto fotografato? Per la legge sono sostanzialmente uguali. Quindi un adolescente che abbia nel suo cellulare una foto della fidanzata svestita rischia il carcere. Naturalmente va molto peggio a chi produce materiale pedo-porno e lo distribuisce (spesso attraverso la trasmissione telematica di detto materiale, che è un’aggravante). In altri termini, una sedicenne che si fa una foto e poi manda al guaglione, o viceversa, tecnicamente sta producendo materiale pedofilo. Sembra un paradosso, ma negli USA alcuni ragazzi sono effettivamente sotto processo per cose di questo genere.

E, a vederla da un altro punto di vista, non è che la polizia informatica abbia proprio tutti i torti. Perché un conto è un MMS piccante che va da cellulare a cellulare e lì si ferma, un altro invece sono le foto pubblicate su internet: non solo sono accessibili a molte più persone, ma la duplicazione e distribuzione planetaria su più piattaforme è questione di un attimo. Quindi la tettina pubblicata con leggerezza sul MySpace, nei due giorni che sopravvive prima di essere eliminata viene vista (e spesso scaricata) da miriadi di utenti, molti dei quali non sono affatto interessati alla lista delle band preferite della ragazza ma, appunto, solo alle sue tettine. Che poi raccolgono e ridistribuiscono (sotto forma di collezioni zippate) nei forum, nei newsgroup e nelle reti P2P. Parole chiave: myspace nudes, facebook topless, self shot e mirror.

La storia dell’autoscatto allo specchio è particolare. Volendosi fotografare, ovviamente questo è un ottimo sistema. Molto spesso però, oltre a sé stessi, lo scatto cattura anche quello che circonda lo specchio e la stanza alle spalle del soggetto, a volte intera. Esistono collezioni immense di adolescenti allo specchio, quasi tutte nella stessa posa (una moda iconica?): cellulare in mano e stanzetta (o bagno) sullo sfondo. Raccontano del bisogno di trasgressione, di andare oltre, che conosciamo tutti noi che siamo stati adolescenti e ce lo ricordiamo. Mostrano ninnoli, poster e altre foto, nelle camere di una miriade di ragazzi di mezzo mondo che vogliono esserci, mostrarsi, condividere e partecipare a questa specie di orgia digitale planetaria. Che vogliono oltrepassare un limite molto sancito nel XXI secolo e probabilmente sollevare un conflitto generazionale paragonabile a quello della minigonna negli anni Sessanta. Insomma, lo scatto allo specchio mi pare contenga un tentativo di eversione, di autodeterminazione generazionale e un fremito di ribellione che, a sentire gli adulti inorriditi, parrebbe funzionare.

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