Urban Blues

Da qualche anno osservo, a distanza, le politiche sulla mobilità della giunta milanese – prima quella guidata da Pisapia e adesso quella di Sala. Negli anni, leggendo i giornali, mi pare di aver capito che la loro idea sia quella di eliminare progressivamente le automobili dalla città. Tutte le automobili, da tutta la città. Un’idea ardita, ma in linea con quelle di altre importanti città europee. Come si sta attuando questa politica? Attraverso la dissuasione, un metodo certamente efficace: creazione dell’Area C (il centro città), nella quale si entra a pagamento (dal 2022 anche le auto ibride), introduzione di tariffe alte per i parcheggi (in centro si paga 3 euro all’ora le prime 2 ore e 4,50 euro per le ore successive, mentre tra la cerchia dei Bastioni e la cerchia Filotranviaria, un bel pezzo della città, costa 2 euro all’ora) e, di recente, impedire l’accesso ai veicoli più inquinanti in un’area assai vasta, detta Area B. A queste misure dissuasive se ne affiancano altre: modernizzazione del trasporto pubblico, creazione di piste ciclabili e aree pedonali, per favorire una mobilità alternativa all’auto. Che si concordi o meno con questa politica, certamente dietro c’è una visione precisa del futuro: una grande città giardino, senza automobili, amichevole per i bimbi e gli anziani, le biciclette e gli animali, con grandi parchi pubblici, piazzette pittoresche e passeggiate di salute: si sta anche discutendo se riaprire i Navigli. A Milano c’è molto inquinamento atmosferico; suppongo che alcune di queste misure vogliano anche cercare di arginare questo problema.

Mi chiedo però come mai manchino da questa politica due aspetti chiave per favorire il cambiamento: una tariffa davvero popolare dei mezzi pubblici (inclusi i taxi), e la creazione di grandi parcheggi gratuiti in corrispondenza degli snodi della mobilità (ingressi nella città e nelle varie aree, stazioni periferiche della metropolitana e delle ferrovie locali, ecc.): Milano ha un numero immenso di pendolari. L’ Amministrazione invece si è mossa esattamente nella direzione opposta: aumentare il costo dei parcheggi (ovunque, anche nelle periferie estreme, talvolta malcollegate) e, proposta recente, aumentare del 25% il costo del biglietto dell’autobus/tram/metropolitana, portandolo a 2 euro. Magari penso male, però mi sembra che queste scelte non solo contraddicano platealmente le dichiarazioni della giunta, ma raccontino una storia diversa: lo scopo è di riempire le casse del Comune con l’area C, la B, i parcheggi, le multe, i biglietti dell’autobus. Se tu trovassi parcheggio gratis e prendessi la metro, il comune incasserebbe meno che se entri in città e paghi il posto auto, cosa che oggi fa la maggioranza dei pendolari: il costo del parcheggio è quasi uguale. Insomma, l’avvicinamento alla “città verde” che sognano il Sindaco e l’Assessore Maran (talebano dell’abolizionismo automobilistico), nel frattempo rende assai bene ai bilanci della città – a scapito dei cittadini. Che, oltre al danno, hanno anche la beffa di sentirsi dire che è per il loro bene (da uno che si chiama Pierfrancesco).

Non sono residente a Milano, quindi rispetto questa visione agreste, arcadica, disneyana della città, che non è la mia. Certo che Milano si merita un’aria migliore, un futuro più sano e un paesaggio urbano più attraente. Anche in questo caso però la risposta giusta non mi sembra tornare al passato, ma guardare al futuro, immaginando soluzioni nuove per venire incontro ai desideri delle persone, non dissuaderli da averne. L’automobile è un’invenzione meravigliosa, alla quale non bisogna assolutamente rinunciare. È il motore a scoppio che è una merda, e va rapidamente sostituito. Idem col riscaldamento domestico, una delle cause principali di inquinamento: vogliamo abolirlo, oppure renderlo innocuo? La risposta non è mai il passato, la bici (che va benissimo, per chi la vuole, e ha il sacrosanto diritto di avere delle corsie proprie ovunque), il calesse, o la buffonata dei navigli (che figurarsi, io adoro i navigli, ma non servono a una mazza se non a tornare indietro, alla bella Milano di una volta). Per me la risposta è il futuro: urbano, efficiente, strabiliante, veloce, luminoso, intrepido e lievemente alieno. Altro che i Navigli.