Cannabis light shuffle

Devo confessare che tutta la vicenda della Cannabis Light mi fa un po’ sorridere. Naturalmente adesso che (leggo) la Cassazione ha deciso che i negozi che la vendono (pare) vanno chiusi, sono dispiaciuto per i molti imprenditori e dipendenti di aziende del settore, che ci rimetteranno investimenti e posti di lavoro. (Nonché per la credibilità dell’Italia: quale imprenditore straniero investirebbe in un paese così isterico?) Però continuo a non capire il senso di questo prodotto che viene venduto “a fini collezionistici”. Continuo a non capire le ragioni di chi lo vende, e di chi lo compra. Quello della Cannabis invece sarebbe un tema molto serio, che riguarda la libertà personale, ma anche la medicina. Una riflessione sull’atteggiamento della società nei confronti di questa pianta (che spero succeda da molto tempo) non può passare attraverso i leccalecca, le cartine al mirtillo o la vendita infighettata di un prodotto privo di “efficacia drogante”. Che va benissimo come prodotto-novità, un po’ alternativo ma non troppo, da tenere nei cassetti per profumare la biancheria. Ma che non sposta di un millimetro le questioni importanti e urgentissime legate all’adozione di questa pianta – nella farmacopea, o nella lotta alle dipendenze (per esempio da Alcool). E non serve nemmeno a sdoganare la canapa quella vera: sarebbe come diffondere il consumo di Birra attraverso quella analcoolica.

Ho perfino letto che la Cannabis Light sottrarrebbe centinaia di milioni di euro alla Mafia. Mi pare davvero una sciocchezza: la Mafia sa benissimo di dover garantire almeno un minimo di efficacia drogante, che è quello che cercano i suoi clienti – a differenza di quelli dei Cannabis Shop, che invece forse cercano Fedez.

PS: Come forse sapete, qualche tempo fa ho scritto una proposta sulla Cannabis in Italia – che però purtroppo mi pare allontanarsi a grandi passi.