La parola data

Una cosa che secondo me uno Stato non dovrebbe mai fare è di introdurre norme variamente retroattive. Invece succede spessissimo. Un paio di esempi recenti, di natura diversa. Sento che si stanno abbassando per legge le “pensioni d’oro”, cioè quelle sopra i 4.500 euro. A chi ci governa (e probabilmente a chi li ha eletti) queste pensioni sembrano eccessive, e molto probabilmente lo sono. Però chi le percepisce non le ha rubate; da giovane ha sottoscritto un contratto con chi allora amministrava i contributi, che gli ha garantito certe condizioni. Che oggi vengono ridiscusse unilateralmente, al grido di “sono troppi soldi”. E il contratto che questa persona ha sottoscritto con lo Stato va a farsi benedire. Oggi a lui – e domani?

I più vecchi oramai ci sono abituati, ma il condono fiscale è una porcata da non dormirci la notte. Io capisco l’idea di fare un provvedimento che consenta alle persone che hanno dichiarato ogni centesimo, ma poi non sono riuscite a pagare, di farlo a rate senza ulteriori aggravi. Ma nelle varie versioni del Condono c’è stato di tutto, e tuttora consente a gente che se n’è bellamente fregata di mettersi a posto: tasse, multe, ecc. Il che mette tutti gli altri cittadini, che voglio immaginare siano ancora la maggioranza, in una posizione odiosa: i fessi che hanno pagato per tempo – magari facendo dei sacrifici.

Io sogno uno Stato che contrae degli obblighi coi cittadini e poi li assolve, che combatte l’evasione invece di sanarla, e che sia in grado di garantire una cosa semplice: se prende un impegno, di qualsiasi natura, poi lo mantiene, aldilà dell’avvicendarsi delle amministrazioni. Lo sogno fin da piccolo, e mi sa che continuerò a sognarlo.