Bestie Boia

Ecco due notizie, una un po’ vecchia, l’altra fresca:

Prima (6/04): “L’album dei Beastie Boys, “To the 5 Boroughs” pubblicato dalla Capitol Records (EMI), ha inaugurato un nuovo sistema anti-copia che si installa automaticamente e silenziosamente appena si inserisce il disco in un computer Mac o Windows normalmente configurato, apparentemente menomandone il funzionamento. La protezione è sui CD distribuiti in tutto il mondo, tranne in USA e in UK.” Dove evidentemente i consumatori strillano più forte (visita il thread sull’argomento nel forum dei BB).

Seconda: questa copertina qui sopra (novembre 2004, wired.com/wired/), con la foto dei Boys non si riferisce al sistema anticopia del loro CD (come farebbe pensare il titolo/slogan “Fight for your right to copy”), bensi’ alla loro partecipazione al Compact contenuto dentro Wired, i cui brani sono pubblicati con una licenza Creative Commons (che è un’iniziativa encomiabile, sebbene non poco problematica, che va comunque sostenuta). Ai protagonisti di questa paraculissima operazione promozionale (che include, oltre ai BB, un sacco di sconosciuti in promozione, qualche star sgonfia e un paio di personaggi di lusso come Dan the Automator) va il premio Pavarotti/BonoVox/Bob Geldof 2004 per la migliore auto-pubblicità indiretta camuffata con l’abbracciare una buona (anzi ottima) causa (appunto Creative Commons, la cui versione italiana si presenterà a dicembre a Torino). Perché non mi piace questo endorsement (mentre apprezzo CC)? Perché poi Wired, che abitualmente è affidabile ma che qui ci guadagna, esagera: “These musicians are saying that true creativity needs to be open, fluid, and alive. When it comes to copyright, they are pro-choice.” Questi musicisti? Ma quando mai? Per accertarsi che è una sciocchezza basta andare proprio sulla pagina della compilation e guardare vicino ai nomi degli artisti la dicitura “appears courtesy of…”, a cui seguono i nomi delle aziende con cui questi rivoluzionari della domenica fanno affari (non ieri, ma oggi e anche domani): Capitol Records, Warner Music, Universal Music, insomma quelli che vendono CD malfatti a 20 euro e poi denunciano (anche a nome di questi artisti) gli utenti di reti P2P. Come dicono nel Kansassity: one hand wash the other, and together they wash the face.