Panettoro

Nell’annuale scontro tra la tifoseria del Panettone e quella del Pandoro non ho mai avuto dubbi: mi piacciono entrambi, per ragioni diverse. Il panettone ha qualcosa di austero, ti fa pensare che in qualche modo potrebbe perfino farti bene. Sarà l’effetto dei canditi? L’uvetta? La sua rassicurante forma a cuppolone? Il Pandoro invece è evidentemente un guilty pleasure, con tutto quel burro, lo zucchero a velo e le fette preformate, enormi. Tant’è che mentre il Panettone si mangia come viene, esistono mille maniere per potenziare il Pandoro in casa, dall’aggiunta di ingredienti extra (come la Nutella, che però io deploro) fino al mio preferito: “attivare” il burro scaldando la fetta sul termosifone o, potendo, sul fuoco. Così il Pandoro prende vita, e ci ricorda che se ne mangiamo troppo moriamo male. Di Panettone invece non è mai morto nessuno.

Viceversa mi piacerebbe appartenere a un’altra tifoseria, intorno a un tema dolciario natalizio che mi sembra urgentissimo, la proliferazione di variazioni deliranti e infami di Panettone e Pandoro: al cioccolato, al Bailey’s, al Limoncello, “Panettone Salato Vegano con Farina di Farro” alla fragola o al caffè. Qualcuno deve dire basta: il Pandoro alla Vodka deve morire. Questo da solo mi pare già un buon motivo per non uscire di casa a Natale: e se poi qualcuno mi offre una bella fetta di Panettone al Barolo?