Calcio parlato

Lo dico subito: di calcio non so niente, ma proprio niente. Ovviamente conosco il folclore che c’è intorno, e qualcuno dei calciatori che vedo in Tv, il cui nome mi sembra bellissimo e vorrei aver inventato, come Lorenzo Insigne, Ciro Immobile o Kevin Lasagna. Ma aspetti tecnici zero: gli italiani saranno pure tutti allenatori, ma non io. Ho una naturale antipatia per la Juventus ma solo perchè, apprendo dalla stampa, vince sempre (e poi ho molti amici del Toro). Però insomma, di calcio non capisco un cazzo. Viceversa una o due cose sulla comunicazione le so; soprattutto quella verbale, che ho lungamente praticato in maniere assai diverse, dalla radio all’insegnamento. Guardando la televisione, due personaggi hanno catturato la mia attenzione, Gennaro Gattuso e Luciano Spalletti. Delle loro sorti calcistiche non so niente, ma ambedue mi hanno colpito per lo stile comunicativo.

Gattuso lo osservo da molto, avevo visto qualche intervista quando giocava nella nazionale, e adesso da allenatore. E devo dire che sono sempre rimasto molto favorevolmente colpito. Gattuso vola basso: guarda in giù, non sorride, appare nervoso, non sembra avere grande fiducia nei suoi mezzi espressivi. Secondo me sbaglia: non solo si esprime in maniera semplice, efficace, lineare e comprensibile, ma si gioca benissimo il ruolo di “Ringhio”, il suo soprannome. Ce ne fossero di politici che, invece di credersi ‘sto cazzo e non dire niente, andassero dritti al punto, comunicando bene e svelando una qualche vita interiore, che Gennaro certamente ha. Di tutti gli sportivi italiani, da Valentino Rossi a Fognini, Gattuso mi pare quello che si esprime con più efficacia.

Vorrei poter dire la stessa cosa di Luciano Spalletti, che non conoscevo prima di qualche mese fa. Ha un’espressione sveglia, è sempre in tiro (cuppolone lucido, pizzetto affilato), magari come allenatore sarà bravissimo, ma ha qualche serio problema con la costruzione delle frasi, che ha difficoltà a iniziare, dubbi nel proseguire, e che non riesce a chiudere mai veramente. Il risultato è un uomo evidentemente molto sicuro di sé, forse perfino bello, che si immagina certamente Alfa e che, con un’espressione da grande leader, alla domanda se farà giocare due giocatori, risponde: “Dipende un po’ dai momenti, in questo caso qui (pausa) non si da chi gioca e chi non gioca. In alcuni momenti si fanno sempre le cose per cercare di fare (pausa) il bene dell’Inter (pausa) A volte possono sembrare all’opposto le risposte che si danno, ma in realtà hanno tutte la stessa matrice, che è quella, in base al momento, dell’andare ad acchiappare il meglio (pausa) per questa maglia, per questi colori…” (qui, da 2’19”). Certo, non lo pagano per l’eloquio. Però immagino che se fai l’allenatore un pochino ti serva. Lo immagino perché, come dicevo, di calcio non so una mazza.