Quelle rose

Ieri, ascoltando il Tg regionale, mi sono commosso. Non mi capita spesso, e ho deciso di parlarne, benché sia fuori stile rispetto al resto di questo Blog. L’altra sera in centro a Milano (ma credo avrebbe potuto succedere ovunque), due “ragazzi”, una parola che non amo e che in questo contesto mi pare terribile, hanno buttato nel Naviglio una persona. Il nome non l’hanno detto, altra cosa che non mi piace: un “bengalese di 55 anni” che vende le rose. La notizia è qui, e pare non fosse la prima volta. Degli aggressori si sono perse le tracce: “A quell’ora per i Navigli è l’ora di punta. Abbastanza per consentire ai due aggressori di scappare nel mucchio quasi senza correre. Ma non abbastanza per trovare qualcuno in grado di testimoniare per ricostruire l’accaduto”.

Innanzitutto una considerazione ovvia: se butti nel Naviglio qualcuno che evidentemente non sta allo scherzo (e che magari anagraficamente potrebbe essere tuo padre), specialmente uno che si trova in una condizione di inferiorità (l’uomo vende le rose per strada a 55 anni), sei un pezzo di merda. Una cosa che mi colpisce ma non mi sorprende: il mondo è pieno di forti coi deboli e viceversa. No, quello che mi ha ucciso è stata la nota finale del servizio: la prima preoccupazione della vittima è stata quella di salvare le rose, tenendole fuori dall’acqua.

Non esistono parole per dire quello che si dovrebbe dire. Riesco solo a pensare a una cosa: che genere di famiglie, di genitori, di scuole, di educatori, di ambienti producono questo livello di degrado etico? Come è possibile che qualcuno sia così? Come si può rimediare?