The lost album

Oggi, grazie a una conversazione su Facebook, ho trovato una cosa su Internet, una cosa che ho fatto molti anni fa ma che avevo dimenticato, nella sua parte più importante.

Nel 1996 avevo un contratto di esclusiva editoriale con la BMG, la quale occasionalmente mi offriva occasioni di produrre musica, della quale ovviamente sarebbe stata editore. Tra le molte cose, la migliore è certamente stata l’offerta di realizzare un album di Production Music per la Music Library della RCA. Realizzare un disco del genere è un esercizio molto interessante e per niente semplice. Questa musica ha dei formati molto precisi. Ogni traccia è prodotta in cinque versioni: Standard, Underscored (solo la base, senza gli elementi di primo piano), e tre versioni corte, 1′, 30″ e 15″. Ovviamente per essere utilizzate in produzione (pubblicità, televisione, etc.) anche le versioni brevi devono avere un senso, un inizio e una fine.

Inoltre l’album deve avere un suo stile, una matrice sonora in qualche modo uniforme. Ispirandomi ai grandi autori di Library del passato, il suono di questo disco è volutamente segnato dai suoni di quel momento (del Trip hop come della Techno), più alcune mie fissazioni come la Musica non europea. Una fortuna, perché quei suoni continuano a essere ascoltabili. La RCA ha provveduto a dargli un titolo e una descrizione, secondo me perfetti: Global Beat: The fusion of musical styles combining traditional ethnic sounds with modern sampling techiniques.

Non mi ero affatto dimenticato di questo disco, anzi: da 23 anni, ogni sei mesi, la RCA (nel frattempo diventata Universal) mi manda un bel rendiconto, e dei piccoli soldi per ognuno di questi brani. Qualche anno è stato sorprendente (come la volta che un programma tv molto popolare, replicato in mezzo mondo, utilizzò un brano), ma ogni semestre ha fruttato qualcosa, incluso l’ultimo. Quello che avevo dimenticato era la musica: già non riascolto quasi mai le mie cose vecchie, questa pensavo proprio di ricordarmela. E invece.

Oggi ho scoperto che si può ascoltare in streaming sul sito della Universal Production Music, e che è molto, molto meglio di quanto potessi ricordare. Come scrive assai giustamente un amico di Facebook a proposito della Production Music del passato: “Va anche detto che la library music, almeno in passato, ha prodotto musica liberissima perché lontana da pretese autoriali o artistiche e spesso ci ha lasciato archivi di cose incredibili, spesso fatte come “collettori” di tutto quello che un artista non pubblicava con la discografia tradizionale”. Nel suo piccolo, mi pare questo il caso: nel ’96 nessuna etichetta italiana avrebbe pubblicato un disco così, e l’Internet era ancora neonata.

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