Blowin’ in the waind

Ultimamente ho evitato di parlare di cose italiane: ho sempre pensato che gli italiani all’estero dovessero essere veramente tali, e da quando appartengo a questa categoria ho cercato di pensare da europeo, o da potenziale olandese, piuttosto che occuparmi di cose italiane. Poi parlarne da qui mi suona male: anche l’Olanda ha una difficile situazione sociale, che probabilmente porterà alla vittoria della destra radicale alle prossime elezioni. Quindi non ho parlato del referendum (al quale non ho partecipato), del passato governo o della temporanea uscita di scena di Renzi. Ho anche letto poco i giornali italiani: mi fa piacere seguire le vicende del mio vecchio paese (di cui resto cittadino, pur non essendone residente), però poi c’è sempre qualcosa che mi scatena dei flashback terribili, e non riesco a stare zitto.

Una volta li chiamavano Peones; erano gli sguatteri del potere, i lavapiatti dei boss, gente disposta a tutto pur di stare col culo al caldo. Non capivano un cazzo di niente, stavano lì per votare come gli dicevano, fare numero, forse anche fare il caffè. Erano il frutto di un sistema di potere, originariamente democristiano, che negli anni ha impedito al paese di svilupparsi correttamente e crescere. Colpisce vedere oggi lo stesso genere di giacche che camminano riempire le fila di questo governo – interamente democristiano, comunque lo si guardi (a partire da Mattarella, che però almeno sembra colto). E mi intristisce moltissimo sapere che questa brutta gente renderà più cupa e scoraggiante la prospettiva dei miei giovani studenti, esattamente come hanno fatto Andreotti e Forlani con la mia.

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