Vent’anni di Rumore

rumorePersonalmente, pur capendone perfettamente il senso, non amo le celebrazioni, le ricorrenze, le date. Per me il miglior progetto (brano, articolo, idea, ecc.) è sempre il prossimo. Però, siccome ci vogliamo bene, e alcuni di voi vengono qui da tanti anni, vorrei celebrare un ventennale che mi pare degno: era Aprile 1996 quando ho iniziato a scrivere per Rumore. Undici articoli l’anno, per vent’anni, fanno 220. Ecco la cronologia:

Mini Minor (66 articoli, fino a Marzo ’02): la prima rubrica non si scorda mai. Lo schema era fisso, tema (il titolo) e svolgimento, e una sola regola: mai parlare di musica. Tra quelli che ricordo ci sono il primo (aprile ’96), una ode al Dentifricio Quovis, quello sulla fenomenologia dell’Autogrill (novembre ’96) e quello nel quale rivelavo che la cantante Alexia in realtà è il demonio (settembre 2001).

Avviso di Chiamata (110 articoli, fino a Marzo 2012): stessa regola, ma maggiore libertà stilistica. Tra quelli a cui penso con affetto ci sono il primo (una breve nota per annunciare che avrei saltato quel numero, essendo mia madre assai malata) e il secondo, nel quale racconto la morte di mia madre e le mie idee sul fine vita. Tra quelli più lievi c’è la Trilogia del Lardo, tre articoli (scritti tra il 2009 e il 2014) su un tema che mi sta molto a cuore: il deleterio passatismo dell’Italia, e i danni che questo procura ai più giovani.

Banda Larga (in corso): cambio di nome, ma stessa formula. Ovviamente il preferito è sempre l’ultimo. Tra quelli meglio riusciti direi che c’è Dislike a Virgin (febbraio 2014), sulle playlist automatiche di Spotify e simili, e quello sulla mia famiglia Gender (novembre ’15).

Credo che la mia sia tra le rubriche più longeve nel panorama editoriale musicale italiano. Ho anche motivo di ritenere che il mio indirizzo email, che compare in fondo alla mia pagina dal numero di settembre ’97, sia stato tra i primi indirizzi pubblici, almeno in Italia. Incredibilmente, la quantità di posta non richiesta in questi vent’anni è stata infinitamente minore dei messaggi sensati. Ovviamente il tentativo è quasi sempre quello di cambiare il mondo. Ovviamente però non è possibile. Ecco: mi piace pensare a queste migliaia di parole come il rumore che faccio mentre ci provo. Mille grazie a Rumore, che ha ospitato le mie opinioni (a volte paradossali) senza mai censurarle, e ai moltissimi lettori che mi hanno seguito nel corso di questi vent’anni, spesso interloquendo intelligentemente.

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