Due parole

Due interessanti questioni linguistiche nella cronaca politica degli ultimi giorni. Il grillino Di Battista, che con le parole ha una relazione spesso irrazionale, è stato coperto di insulti per aver definito nazista l’atteggiamento tedesco in Europa. Una frase infelice, come d’altronde chi l’ha pronunciata. Però forse lui voleva dire un’altra cosa. Voleva ripetere quello che ha scritto Joschka Fischer (ex Vicepremier e Ministro degli Esteri tedesco dal ’98 al 2005) nel 2012:

“La Germania si è autodistrutta, e con se l’ordine europeo, due volte nel XX° secolo. Sarebbe tragico e ironico se la nuova Germania causasse, con mezzi pacifici e con le migliori intenzioni, la rovina dell’Europa una terza volta.”

Parole sante. Come quelle pronunciate da Maurizio Lupi, Ministro delle Infrastrutture, a difesa del suo (quantomeno dubbio) comportamento: “Non ho mai chiesto niente”. Il linguaggio democristiano continua a regalare perle a più di vent’anni dalla morte della DC. I regali (come il Rolex da 10.000 euro fatto avere a suo figlio da un imprenditore) o i posti di lavoro (come quello offerto sempre al giovane Lupi, parrebbe), non c’è bisogni di chiederli se sei il Ministro delle Infrastrutture. Starebbe a te, e al tuo senso del decoro, capire che non si accettano. Ma col decoro i democristiani non hanno mai avuto la stessa dimestichezza che con le parole.

PS (23/3): Poi invece pare che Lupi abbia effettivamente chiesto un lavoro per suo figlio (che magari non ne avrebbe neanche avuto bisogno: in fondo è laureato in ingegneria a pieni voti al Politecnico di Milano). Ah, neanche i democristiani sono più quelli di una volta.

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