Due pensieri sulla libertà

Ecco un post davvero difficile da scrivere. Però in questo preciso momento mi sembra molto importante scriverlo, proprio a causa del mio (e probabilmente del nostro) stato d’animo di questi giorni. Si divide in due parti, ambedue principali – e ambedue profondamente sentite. La prima è più semplice:

Provo profondo orrore per quello che è successo a Parigi, un gesto ingiustificabile e disgustoso. Non si spara su nessuno per motivi di opinione, mai. Chi compie queste azioni va individuato, assicurato alla giustizia e condannato senza alcuna pietà. Spezza il cuore pensare alle famiglie dei giornalisti uccisi – e io ho due motivi in più per essere emotivo. Ho lavorato nella redazione di un giornale satirico (Cuore), e in questo momento non riesco a non pensare a quella stanza piena di sangue, i miei colleghi morti – e magari pure io. Inoltre, come sapete se leggete quello che scrivo, ho sempre amato la libertà di espressione, anche nelle sue manifestazioni più spericolate, e l’ho praticata con ardore e costanza. La amo moltissimo e sono pronto a battermi perché chiunque desideri farlo possa esprimersi come crede. Questi sono princìpi irrinunciabili, fondativi del mio modo di essere.

La seconda è assai più difficile, ma altrettanto importante – e forse di più.

Quando esercito la mia libertà di espressione, mi piace pensare di (provare a) farlo nella maniera più libera possibile, senza vincoli. O quasi. Perché qualche vincolo invece ce l’ho, e non sono affatto sicuro che sia un bene; però è così. Per esempio c’è un elemento che non perdo mai di vista quando esprimo un’idea o un’opinione: io, chi sono? In qualità di cosa sto esprimendo questo pensiero? Perché io sono Sergio Messina, ma sono anche altro: europeo, bianco, di mezz’età, con un reddito decoroso, mediamente colto, ecc. Sono nato in una nazione (ma soprattutto in un continente) che tiene ben alti i valori della libertà. Un luogo davvero complesso, l’Europa, con una storia moderna ricca di meraviglie (come la democrazia o la liberta d’espressione) e anche orrori: il colonialismo, il razzismo, il senso di superiorità sul resto del mondo. Ecco: se entro in relazione con una cultura diversa dalla mia, io sento di non poter prescindere da questa storia, che mi appartiene sia nel bene (vedi la prima parte del post) che nel male. Prima di sostenere che qualcuno dei miei valori europei è migliore di quelli degli altri, cerco sempre di contare fino a 10, di rifletterci bene. Perché a me, figlio dell’illuminismo, piacciono la satira, la democrazia e l’ateismo. Però non credo che queste siano idee da imporre al resto del mondo dall’alto. Chi sono io (occidentale, bianco, ricco e privilegiato) per stabilire che la libertà di satira va imposta a tutti, e che ovunque devono pensarla come noi perché “è meglio”? Meglio per chi? A noi piace, e la pratichiamo. Ma dobbiamo imporla a tutti gli altri?

Ecco: pubblicare vignette su Maometto per dimostrare l’intolleranza dei musulmani mi sembra sbagliato, fin dai tempi di quelle danesi. Mi pare voler dire: “Vediamo se siete come noi, che facciamo satira sul nostro Dio e (quasi) nessuno se la prende.” La risposta parrebbe essere di no: in generale al mondo islamico, moderato e non, la satira sul loro Dio non piace (specialmente se fatta da altri, verrebbe da pensare). Mi chiedo: come giudicare questo dispiacere? Con gli strumenti (e il senso di superiorità) che vengono dalla mia cultura, o cercando di capire come mai – anche guardando alla nostra storia recente? Vedere tuo padre nelle foto di Abu Ghraib (scattate e pubblicate dai “nostri”), potrebbe influenzare la tua voglia di ridere (specie se chi ti sfotte ha lo stesso colore della pelle, in ambedue i casi)?

Naturalmente in questo momento la prima idea prevale sulla seconda: se spari a un giornalista per via delle sue opinioni devi pagare, e duramente. Il mio discorso, spero si capisca, è ben più ampio. Se poi non si dovesse capire sono certo che, da europeo a europeo, rispetterai la mia libertà di espressione.

6 thoughts on “Due pensieri sulla libertà

  1. mentre ti leggevo mi è venuto da pensare che esistono torme di vignettisti, umoristi, autori di satira che lavorano per giornali e trasmissioni smaccatamente di destra con l’ intento di sbertucciare me e quelli come me. Vedendo le loro opere non mi sono mai sentito offeso e non in quanto io sia civile tollerante o figlio della cultura illuminista ma semplicemente perché non mi facevano ridere.
    cioé, c’ è davvero qualcuno che si vuole così male da mettersi a guardare il bagaglino?

    ( cazzo, ma da quando sei in olanda il tuo captcha è diventato in fiammingo? è impossibile da decrittare )

  2. Beh, in realtà esiste una tradizione di guardare la tv del nemico. Un tizio che guardava religiosamente il programma di Sgarbi una volta me lo spiegò così: io coltivo il mio odio. Potrebbe essere lo stesso?

    Captcha: mi chiede semplicemente un numerino…

  3. potrebbe, una forma di odio molto raffinata.

    captcha: non esiste che lo metti in modalità giocatori poco esperti?
    (dopo ti mando una schermata con quello che mi propone adesso, praticamente caratteri runici)