Razzi nostri

Su una cosa Grillo ha ragione (benché su questo abbiano avuto ragione alcune generazioni di italiani prima di lui: per dire, io parlavo criticamente di Napolitano negli anni ’80, mentre Grillo stava in Brasile a mie spese): la nostra classe politica è talmente sfacciata che ormai vale tutto. Tutto. E noi non sappiamo reagire: per questo forse nel prossimo futuro ci toccherà una dittatura. Sono anni che si parla di Antonio Razzi, salvatore del governo Berlusconi e premiato in questa legislatura con un posto di Senatore, nonche di Segretario della 3ª Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione). Con questa qualifica Antonio Razzi (portato in politica da Di Pietro, e adesso berlusconiano di rito ortodosso) ci rappresenta nel mondo. E’ cosa nota, e Crozza ne sta facendo uno dei suoi numeri tormentone. Purtroppo però in questo caso (come in altri: Brunetta e Renzi, per esempio) la realtà batte la fantasia, e non c’è limite all’abiezione. Qui siamo oltre il ridicolo, e ridere di questo significa aver perso ogni parametro di decenza: dovremmo andare a darci fuoco uno a uno davanti al Senato finché non lo cacciano via. Ecco a voi Antonio Razzi e la Corea del Nord, Svizzera d’oriente, nazione attenta ai giovani, ai diritti umani, allo sport. Ovviamente fa ridere anche me (che come voi le ho viste tutte), ma mi uccide pure un pochino, ogni volta.

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