Prima pagare poi Gino*

Molto spesso, andando nella sezione commenti o contatti dei siti dei grandi media, si incontra questa dicitura:

Per poterci inviare una email devi essere registrato

Io capisco tutto, che per ramazzare indirizzi email validi oggi si possa commettere qualsiasi nefandezza, che il marketing innanzitutto, che i siti devono vivere. Però mi sembra davvero una cosa assurda. E passi per i commenti, che capisco possano scatenare il troll, ma che per mandare una email a un grande quotidiano o a una televisione nazionale (o a un partito politico) io debba essere registrato è veramente un’assurdità. Segno che questa gente non ha ancora capito come funziona la comunicazione (e la circolazione delle notizie, verrebbe da aggiungere) nel 2013, e forse non lo capirà mai. Ho una email pubblica (nel senso che, per esempio, compare sotto al mio nome negli articoli su giornali e riviste) dal 1997, e dal 2004 ho aggiunto una pagina di contatto, dalla quale chiunque può scrivermi direttamente (il sistema ri-dirige i messaggi nella mia posta, quindi quella casella è come le altre). In molti lo fanno, e ovviamente mi arriva dello spam. Inoltre rispondere ai messaggi spesso porta via tempo. Però sono ben felice di avere quell’indirizzo email, e anche la pagina in rete. E’ un contatto per me ormai insostituibile, molto più efficace e diretto di Facebook o di altri network “pubblici”. Credo che oggi questo valga per me (che in fondo sono un micro-medium a conduzione singola) esattamente come per i grandi media nazionali italiani, e domani varrà doppio – per entrambi.

* Da una vignetta di Andrea Pazienza; questa frase era la risposta all’ordine: “Gino! La macchina!”.

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