Parte contemporanea

Accolgo con dolore e rassegnazione la nomina di Giovanna Melandri alla presidenza del Maxxi, il museo d’arte contemporanea di Roma. Un fatto grave in epoca di caste, pre-pensionati d’oro, ecc. Sconfortante la risposta di Melandri alle critiche unanimi (tranne i suoi amici): “Quel museo l’ho istituito io, sono la madre del Maxxi”. E allora? Certo che l’hai istituito tu: quello fanno i politici, specie quelli laureati in economia, che poi nella vita si sono occupati di ecologia o di questioni femminili, e che di arte, che si sappia in giro, non sanno una fava. L’idea che la presidenza di un’istituzione artistica sia di nomina politica è spregevole e basta. Dimostra, se ce ne fosse bisogno, che su questo punto Grillo ha ragione da vendere: destra, centro, sinistra, vecchia DC e nuovo PD sono uguali: prima sistemare gli amici, poi si vede.

Tra le obiezioni che vengono da destra ce n’è una leghista che mi pare interessante: “Dopo la nomina di un deputato del Pd, Luigi Nicolais, alla presidenza del Cnr, ora il governo nomina un altro deputato del Pd, Giovanna Melandri, alla presidenza del Maxxi. Neppure i peggiori governi della peggiore partitocrazia si erano mai spinti a tanto.” Al netto del fatto che i governi della partitocrazia sono evidentemente ancora in carica, basta guardare Wikipedia per accorgersi subito che l’ing. Nicolais è “autore di oltre 350 pubblicazioni scientifiche, è stato professore ordinario di “Tecnologie dei Polimeri” presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e Direttore dell'”Istituto per la Tecnologia dei materiali compositi” del CNR.” Mentre Melandri… Melandri no. E infatti il suo primo commento alla nomina è stato: “Lavorerò con passione”. Preferiremmo la competenza, ma quella non si ottiene per nomina governativa.

PS: Naturalmente l’orrore è tutto da venire: retrospettive su Nanni Moretti, personali di Benigni, iniziative sulla poetica di De Gregori e convegni sulla centralità di Capalbio nel panorama artistico mondiale, featuring Roberto Saviano.